Ospitiamo un post di Gianluca Greco
Milano è più omologata di quanto si pensi per lo shopping. Torino e Bologna, in questo senso, sono molto più interessanti, potete trovare negozi con una maggiore vocazione per la scoperta di nuove brand. Excelsior Coin cerca di infrangere la staticità di questo scenario affidando tutto il reparto abbigliamento a Antonia, gruppo di boutiqhe milanesi, con un’offerta di alta gamma ( alta qualità, prezzi elevati) con brand poco note al grande pubblico.
Excelsior è anche gioielleria (affidata a Tiffany, in qualche modo in contraddizione con questo desiderio di esclusività,, a meno che siate rimasti all’eponimo film di Blake Edwards), ristorazione (Café Excelsior e Eat’s) , enoteca e food market.
Il ristorante Eat’s è al mezzaino inferiore, è elegante ma per un prezzo inferiore potete pranzare o cenare all’ultimo piano della rinascente con vista sul Duomo, nei mesi caldi in terrazza a pochi metri dalle guglie. Se invece dopo aver speso € 2k per jeans, camicia e giacca, volete mangiare sottoterra, c’è il Ristorante di Cracco. Sempre al mezzanino, l’enoteca vale la visita con il suo ingresso con le teche per il vino a vetri e il vino sfuso di ultima generazione
Il food market al piano inferiore è sorprendente nei Freschi, per la presenza di banchi serviti per il pane, i salumi e formaggi, la carne, pesce fresco, e la rosticceria. Il target sono i professionisti che lavorano a San Babila e dintorni e gli Happy few che vivono in zona, che cercano un alternativa a Peck, che a poche centinaia di metri offre però un assortimento più completo e ricco. Deludente è il grocery, un assortimento ancor più mediocre di quello del food market della Rinascente, che ha almeno la scusante di rivolgersi agli stranieri e ai quelli di passaggio. Excelsior invece ambisce a diventare una destinazione abituale perciò tale trascuratezza è imperdonabile. Se vi ci fermate abbastanza, scoprirete anche un piccolo angolo dove mangiare.
Nei tre piani superiori, troviamo rispettivamente l’abbigliamento femminile, gli accessori femminili e l’abbigliamento maschile. La selezione è molto ricercata e la presentazione accattivante. Adeguata per ampiezza e profondità ad una boutique piuttosto che ad uno store di queste dimensioni.
A lasciare perplessi è che nella ricerca compulsiva di concettualizzare qualunque cosa, la viabilità è stata completamente trascurata, come se l’esperienza facesse il paio con disorientamento: non si capisce dove sono gli ascensori (il primo lo vedono tutti, ma c’è un secondo ascensore che ho scoperto seguendo una coppia che aveva lavorato alla realizzazione del negozio), dove sono le scale per scendere, quelle mobili servono solo a salire. Almeno credo.
In sostanza, è un bellissimo negozio anche se la stessa offerta poteva essere fatta nella metà dello spazio senza sacrificare l’esperienza del cliente. La perplessità maggiore riguarda la capacità di generare fatturato. L’assortimento dell’abbigliamento è ridotto per produrre i numeri necessari a giustificare questo monumento allo shopping. Il café, accessibile e con i tavolini fuori, dovrebbe andare bene, la sua posizione laterale rispetto a Corso Vittorio Emanuele, permetterà di stare seduti fuori senza sembrare turisti alla ricerca del pittoresco (vedi Galleria V.E. e Corso:-))
Il ristorante al piano inferiore avrà difficoltà a giustificare un conto tanto salato senza nessun appeal. La maggiore perplessità riguarda il food market. Ammirevole il coraggio di proporre il fresco e i banchi serviti in una location simile, ma ci vorrà molto talento e un po’ di fortuna nel portare le persone due piani sottoterra per comprare solo fresco e poi andare a casa, magari a mezz’ora di distanza.
L’interrogativo più grande rimane capire il ruolo di Coin in tutto questo se non di investitore immobiliare.


